Ai lettori

L’ultimo fascicolo della annata 1952 di questo Bollettino venne doverosamente dedicato tutto alla memoria del suo Fondatore e direttore per quasi un cinquantennio, Stefano Fermi. Ma nella commemorazione che dell’indimenticabile maestro era stata tracciata da chi scrive e nella stessa nutrita bibliografia — che costituisce di per sè un apporto assai cospicuo, anche per varietà di argomenti, alla bibliografia generale piacentina che tuttora manca, — era adombrata una speranza se non una promessa, che del resto, già si stava concretando da parte di amici, di discepoli, di famigliari, il desiderio cioè di proseguire l’opera del Fermi, di raccogliere la bandiera da lui tenuta alta così valorosamente per tanti anni.
La concorde volontà dei componenti il piccolo gruppo degli studiosi piacentini, la premura della consorte e dei figli dello Scomparso che sapevano di interpretare i sentimenti di Lui, ha ora consentito che il proposito divenisse realtà. Il Bollettino continuerà ad essere pubblicato e diffuso tra i piacentini e tra gli studiosi italiani di scienze storiche. E al Bollettino continuerà ad affiancarsi anche la collezione di volumi della Biblioteca Storica.

Chi è stato chiamato con una cordiale e larga designazione che lo onora e di cui è grato, a succedere nella direzione del periodico, non ha nessun nuovo programma da proporre. La tradizione del Bollettino si è fissata in una soda e austera dignità scientifica e si è affermata con largo apprezzamento nel campo [2] degli studi storici in Italia e all’Estero. Tale ispirazione deve essere mantenuta e si manterrà con la fiducia che essa sarà assistita da generali consensi.
Articoli originali, bibliografie, eventualmente anche retrospettive, diffuse o stringate secondo la opportunità, notizie, comunicazioni di argomenti minori, una larga cronaca di interesse culturale e uno spoglio delle pubblicazioni occasionali e periodiche, che, in qualsiasi modo, possono interessare la nostra città sotto il profilo della storia, costituiranno la intelaiatura della pubblicazione. Si è ritenuto che si potranno eventualmente aggiungere, in quanto non avulse dalla storia dello stesso ambiente fisico, studi dedicati all’evolversi delle scienze naturalistiche, negli aspetti strettamente pertinenti al nostro territorio.
La Direzione e l’Amministrazione non possono fare precise promesse, ma confidano che l’aiuto concreto di collaboratori antichi e nuovi, degli abbonati, dei sovventori, degli amici, degli Enti pubblici, consenta di rendere più frequente la periodicità e più nutriti e illustrati i fascicoli del periodico.

A tutti i piacentini amanti delle memorie della loro terra, consci che la auspicata valorizzazione, anche pratica, delle iniziative attuali non può che trovare maggiore dignità e illuminazione da una conoscenza approfondita del proprio passato, va il nostro saluto e il nostro appello. Gli uomini e le città non valgono certamente per quello che furono i loro maggiori se tralignano o se si annullano. Ma «valgono» molto di più di quanto non «siano» di per sè stessi, se continuano e tengono alta una nobile tradizione di cui siano consci, anche sotto il profilo della responsabilità che essa comporta.
Piacenza ha, in tutti i campi delle più nobili attività umane, la religione e la cultura, l’arte e la economia, una tradizione che la colloca certamente tra le città italiane di maggiore importanza. Ma queste pagine di storia sono ignote ai più, piacentini e non piacentini, e soprattutto per molte di esse, ancora oscure anche agli specialisti, occorre un intenso lavoro di ricerca originale documentaria e di confronto, per renderle sempre più luminose e accertate, per uscire dall’approssimativo e dal leggendario. A questa opera, in cordiale concomitanza con le ana[3]loghe pubblicazióni periodiche delle consorelle città italiane alle quali, oltre che alla stampa locale, ci è gradito inviare un cordiale saluto, ci dedicheremo da oggi con ferma fede di cooperare, sia pure da un circoscritto settore, ad un proficuo lavoro di interesse culturale non soltanto piacentino e neppure soltanto nazionale. Poichè la storia d’Italia e d’Europa è fatta della storia intrecciata e armoniosa delle varie regioni.

Ma alla collaborazione degli specialisti ci auguriamo possa aggiungersi quella, sempre valida e gradita, dei competenti amatori che possono comunque segnalare problemi, ritrovamenti, tracce disperse, accenni bibliografici anche retrospettivi, opere d’arte ignorate; di tutto vorremmo tenere conto per una sempre più estesa ed aderente utilità e vitalità non dilettantesca nè superficiale nè campanilistica, ma agile, dei nostri studi. La esperienza ci saprà indicare via via il miglior modo di tenere viva questa collaborazione marginale ma non meno importante dell’altra.
Sappiamo di riecheggiare con queste parole quanto scriveva Stefano Fermi nel 1906 nel primo numero del suo Bollettino. E non potremmo fare altrimenti. La consegna è sempre quella, la strada allora indicata non si può mutare; la seguiremo, nel Suo nome. Ci assista il suo ricordo e il suo esempio, ci sproni il desiderio che fu suo ed è nostro, la terra piacentina sia sempre nobilmente presente in ogni circostanza dove e quando si indaga la storia delle cose e degli uomini.

Emilio Nasalli Rocca

Alle Autorità, agli Enti Pubblici, a tutti coloro che vorranno prendere in considerazione la nostra fatica rivolgiamo da queste pagine un saluto deferente e cordiale. In particolare il nostro saluto va ai colleghi del giornalismo e della stampa periodica piacentina che ci auguriamo vorrà seguire con benevolenza le nostre fatiche rivolte alla valorizzazione di tutto quanto è «piacentino» e vorrà appoggiare la nostra opera. Agli Istituti e alle organizzazioni storiche nazionali nonchè alle riviste consorelle col nostro saluto va l’augurio di una cordiale collaborazione reciproca e il ringraziamento per coloro che già ci hanno voluto recentemente ricordare con una simpatia che ricambiamo (v. Aurea Parma, fasc. aprile-giugno 1953, p. 131 nonchè l’articolo di Ettore De Giovanni in La Nostra Tribuna del 15 luglio 1953).

[Da «Bollettino Storico Piacentino», XLVIII, 1953, pp. 1-3]