Nel XXV annuale del Bollettino Storico Piacentino

Venticinque anni son trascorsi da quando una breve circolare, proveniente da quella casa dove è tuttora il recapito di questo periodico, invitava quanti erano allora in Piacenza cultori di studi ad una comune opera di ricerca, di coordinamento, di illustrazione della storia, dell’arte, della letteratura piacentina.
Si avvertiva, infatti, in quel generale fervore di rinnovamento, che segnò il sorgere del nuovo secolo, la mancanza fra noi di «una pubblicazione ad hoc, tecnica nel suo genere», quale già molte altre città, con largo incremento intellettuale, possedevano. L’iniziativa era dunque intesa, come si lesse poi nell’esordio del I fascicolo del Bollettino, a dotare anche Piacenza d’una Rassegna, «dal titolo largamente comprensivo», atta a raccogliere, vagliandolo criticamente, il copioso e multiforme materiale, malnoto o ignoto, negletto o disperso, che poteva giovare a far meglio conoscere il passato nelle sue memorie e nelle sue glorie, nei suoi istituti e nei suoi monumenti, in una parola nei suoi progressi civili e nelle sue benemerenze letterarie e artistiche.

Risposero all’appello trentadue valentuomini, piacentini di nascita o d’elezione, i quali vennero così a costituire il nucleo [4] originario – i Soci Fondatori – di quella che, aggregatisi, cammin facendo, altri membri, collaboratori e aderenti, potè essere chiamata la famiglia del Bollettino. Legata insieme, con intimità affettuosa, dalla parentela spirituale, che nasce da una lunga consuetudine di lavoro, questa sorta di libera e spontanea associazione erudita non sentì il bisogno di particolari statuti, nè d’una sede propria, paga di tenere su queste stesse colonne i suoi convegni bimestrali, soddisfatta del consenso, che pronto le arrise così nella propria provincia come nel più vasto mondo degli studiosi italiani, lusingata pel posto decoroso, che la sua rivista presto si acquistò fra le riviste congeneri, d’ogni altra regione, pregiate per serietà d'indagini e onestà di intendimenti. Poichè a fondare il Bollettino Storico Piacentino e a sorreggerne i primi passi, o con l’opera o col consiglio o anche con la sola parola buona di conforto, si erano trovati uniti, per fortunato concorso di circostanze, specialisti egregi, taluni insigni, delle diverse discipline, che ne formano il campo culturale. Per tacer dei viventi, e per limitarci alle branche fondamentali dichiarate nel sottotitolo, rammenteremo un Vittorio Fiorini, un Giuseppe Nasalli Rocca, un Gaetano Grandi, un Gaetano Tononi, un Leopoldo Cerri, studiosi di storia generale o, più particolarmente, locale; un Ludovico Marazzani, un Camillo Guidotti, un Manfredo Manfredi, cultori di storia dell’arte; un Egidio Gorra e un Ildebrando Della Giovanna, letterati. V’era pur anco chi curò nei primi due anni la parte amministrativa dell’impresa, Gaetano Volpe Landi. E v’era infine, a far la schiera compiuta, Valente Faustini, l’indimenticabile poeta popolare di Piacenza.

Alle quali care figure scomparse, non tarderemo a unire – in un mesto saluto e in un pensiero di riconoscenza – quelle di coloro che non diedero subito il nome, ma presto o tardi diedero la loro opera più o meno assidua ma sempre disinteressata e preziosa al Bollettino, e che poi ci lasciarono per via: Francesco Giarelli, Gaetano Perotti, Edmondo Solmi, Ernesto Pasquali, Ildebrando Poliuti, Alfonso Professione, Carlo Zancani, Severo Peri, Luigi Arata, Guido Muoni, Pietro Piacenza, Dagoberto Canavesi, Graziano Paolo Clerici, Achille Neri, Paolo Negri, Umberto Benassi, Carlo Mascaretti, Carlo Frati, Dionigi Barattieri di S. Pietro.
[5] Il battesimo fu lieto. L’inizio della nuova pubblicazione periodica avvenne in un’atmosfera di cordialità e di fiducia, che parve e fu di buon augurio. Dei collaboratori diremo soltanto che divennero in breve volger di tempo numerosi, e che alcuno di essi non si staccò più, per variare di eventi, da questo periodico, sul quale, poco dopo il suo inizio, apparve un’insegna tipografica, che vanta una storia onorevole negli annali della stamperia piacentina: l’insegna secolare della «bottega» Del Maino, già luogo di ritrovo letterario dei maggiori scrittori nostrani dell’ottocento. Il programma tracciato nel primo esordio – quello già ricordato del gennaio 1906 – fu fedelmente osservato e attuato. E, affluendo i contributi, ravvalorati spesso da documenti d’archivio e da risultati copiosi di esplorazioni di biblioteche pubbliche e private, l’opera critica e divulgativa, intrapresa con meditata risoluzione, condotta innanzi con tranquilla coscienza, con perfetta serenità e indipendenza di spiriti, non venne mai intermessa. Non valsero a interrompere la pubblicazione della rivista nè il trasferimento, avvenuto nel 1913, del suo Direttore in sede lontana e sfavorevole agli studi (Sassari), di dove egli fu restituito nell’autunno dell’anno seguente a una sede vicina e continentale (Correggio), nè il suo richiamo sotto le armi, durato dal 1915 al 1919. Ma durante il periodo bellico dovette questa Rassegna, come per decr. luogotenenziale fecero tutte le sue consorelle, ridurre il numero dei fogli e distanziare, a intervalli alquanto irregolari, i suoi fascicoli, abbinandoli talvolta, sacrificando parte del suo materiale illustrativo, escogitando insomma tutto un complesso di prudenti adattamenti, onde far sentire ad ogni costo la propria voce e conservare accesa, anche se fievole, la fiamma del proprio ideale.

A guerra finita, chiusa la parentesi dolorosa e gloriosa (1915-1918) con le debite onoranze ai Caduti – dei quali, e in contributi spiccioli e in volumi a parte, come pure dell’aspro conflitto e della fulgida vittoria, si vennero e si vengono tuttora raccogliendo testimonianze autorevoli, esaltatrici del valore nazionale, nell’ambito della partecipazione piacentina al tragico evento – e chiuso anche il faticoso e incerto periodo del dopoguerra (1919-1920), il Bollettino ha ripresa la sua laboriosa esistenza d’un tempo, tornando a quella normalità, che gli era stata [6] propria sino al 1916, e ciò senza ulteriori turbamenti. Dal 1921, anzi, esso si è dato, con rinnovato impulso, a sviluppare la propria azione, orientandola verso argomenti prima negletti, innovando talune rubriche, arricchendo i fascicoli di sempre più numerose e nitide illustrazioni, allargando la cerchia dei proprii collaboratori e dei proprii lettori. Così, accanto ai temi prettamente storici o letterari, con più frequenza che per il passato sono stati trattati soggetti folkloristici e una più attenta cura si è rivolta alle questioni, spesso ardenti, relative alla tutela del patrimonio artistico locale.

Speciale incremento è stato inoltre dato, nell'ultimo decennio, alla Biblioteca Storica Piacentina, iniziata nel 1910 e ora giunta al suo XVII volume, mentre altri volumi sono annunziati o in preparazione: nella quale, in forma più organica e completa di monografie per sè stanti, si raccolgono quegli scritti storici o letterari o artistici o bibliografici, che per mole esorbitano dalle pagine del periodico.
Tutto ciò è stato possibile – ed è debito di gratitudine il darne qui atto pubblicamente – anche grazie le annuali elargizioni del Comune di Piacenza, della Provincia, della Cassa di Risparmio, della Banca Cattolica, della Banca Popolare, e alle offerte più o meno cospicue ma tutte spontanee e cordiali, che i più affezionati amici del Bollettino sogliono aggiungere alla loro quota d’abbonamento, duplicata dal minimo prezzo iniziale soltanto nel 1921 e rimasta tuttavia notevolmente al di sotto del valore di ciascun volume, quale è rappresentato dal costo della carta e del lavoro tipografico e dalle spese di spedizione, di posta, ecc.
Questo, per accenni sommari, il bilancio morale del primo venticinquennio del Bollettino e del primo ventennio della sua propaggine rigogliosa, la Biblioteca Storica Piacentina.

Nato all’alba di questo nostro «novecento» che, nel trentennio testè trascorso, ci si presenta con una sua tipica fisonomia, nettamente individuata; erede dei vecchi lunari piacentini, dalla forma più umile e dal formato più modesto, quali il Fa per tutti, l’Istruito Piacentino, l’Indicatore Ecclesiastico (gloriosamente superstite), la Strenna Piacentina, e altri, che pure assolsero un non trascurabile compito storico – il Bollettino, in veste e con [7] criteri moderni, ha segnato il passo coi tempi nuovi, e come presume, senza vana iattanza, di aver diligentemente mantenute le sue prime promesse, così vuol fermamente continuare, anche per l’avvenire, a compiere, come meglio gli sarà possibile, il proprio assunto.
Un volume di Indici, per autori e per materie, che ci lusinghiamo di poter pubblicare entro l’anno nella Biblioteca Storica Piacentina, e che verrà dato in dono ai non soci della stessa che triplicheranno, una volta tanto, per coprire le relative spese di stampa, la quota di abbonamento al Bollettino per il 1931, elencando sistematicamente e col rigore voluto dalla migliore pratica bibliografica la molta e varia materia accolta nei 130 fascicoli della raccolta completa, sarà d’altronde la più convincente attestazione della nostra opera passata e la più sicura garanzia della nostra opera futura. E anche costituirà, se non ci illudiamo, un validissimo sussidio bibliografico per tutti gli studiosi che, fra noi o lontano da noi, avranno occasione di ricercare dati e notizie di storia, letteratura e arte piacentina.

Ad multos annos, dunque! Ai lettori benevoli, ai collaboratori fedeli, ai sostenitori benemeriti di questa rivista, alle maestranze abili e pazienti della tipografia Del Maino e al suo solerte proprietario-direttore, ci sia lecito ora, sul limitare del secondo venticinquennio, esprimere il voto di poter, fra cinque lustri, ritrovarci ancora idealmente raccolti per festeggiare il cinquantenario del Bollettino Storico Piacentino.

[Stefano Fermi]

[Da «Bollettino Storico Piacentino», XXVI, 1931, pp. 3-7]