Al lettore

L’indole e la natura di questa nostra pubblicazione periodica già è stata dichiarata nella circolare d’annuncio e in vari giornali cittadini. Ma non sarà inopportuno premettere qui alcune poche parole che meglio ne spieghino gli intendimenti.
E avanti tutto constatiamo un fatto. Piacenza, che pure in altre discipline dell’intelletto non mostrasi da meno delle altre città italiane, non ha partecipato finora a quell’intenso movimento che – grazie soprattutto a un nuovo più severo e più rigoroso metodo di critica – si è manifestato da parecchi decenni in tutta Italia nel vasto e vario campo degli studi storici. Fatte alcune onorevoli eccezioni (nomi cari di scomparsi di ieri e di viventi ancor oggi, che tutti abbiamo famigliari), da un secolo, da quando cioè scomparvero le venerande figure di Cristoforo Poggiali, di D. Benedetto Bissi, di Vincenzo Borselli, di Giuseppe Poggi-Cecilia e di altri valentissimi studiosi, l’illustrazione delle memorie nostre, o neglette o dimenticate, fu creduta dal grosso pubblico una vana fatica, un inutile pettegolezzo, un puro svago accademico.

Anche è vero che a molti mancò il mezzo di far noti agli studiosi i risultati delle proprie ricerche. E se in tempi recenti una modesta rivista annuale, la «Strenna Piacentina», fu nobile palestra a parecchi volonterosi, che, cresciuti alle nuove discipline, [6] per essa riportarono talvolta qualche trofeo, inapprezzato e pure non spregevole, in quella guerra illustre contro il tempo, che, secondo una geniale definizione è la storia, anch’essa trovò la sua fine, oltre che in altre cause di minor conto, nell’indifferenza del pubblico. E ciò mentre per la rinnovata coltura ovunque era un affannarsi alla ricerca di documenti e un’attività febbrile d’indagini negli archivi nazionali: frutto delle quali era un’ampia raccolta di memorie storiche vive e fresche, che modificavano e correggevano la storia, qual’era stata manipolata fin qui, e per cui molte false leggende venivano sfatate e molte particolarità e fatti ignoti venivano alla luce. Rimasero, a ospitare la produzione critica di un piccolo e ristretto cerchio di persone, che di studi storici fanno professione, i giornali politici e alcune pubblicazioni periodiche annuali, quali l’«Istruito Piacentino», l’«Indicatore Ecclesiastico», l’«Indicatore Commerciale»: quelli poco vaghi di siffatti scritti, queste dirette a tutt’altro scopo: gli uni e le altre dunque campo per nulla adatto a un tal genere di studi.

Ecco perchè era necessaria a Piacenza una pubblicazione ad hoc, tecnica nel suo genere e quale già posseggono molte altre città italiane, anche di minore importanza della nostra. Ne è una riprova il numero considerevole di adesioni che l’idea di tale pubblicazione ha ottenuto. Gettato il dado, la sorte ha deciso in senso favorevole. Così che a noi, che fummo fervidi propugnatori di un Bollettino Storico Piacentino, è oggi dato di presentarne al pubblico il primo fascicolo.
Come ognuno intenderà dal titolo largamente comprensivo, buona parte dello scibile potrà essere accolta da questa nostra rivista. E così, come essa non sarebbe adatta a pubblicare un articolo di medicina, di filosofia, di diritto, di fisica, di agraria, di astronomia, potrebbe però ragionevolmente accogliere articoli di siffatte materie che illustrassero le opere di Guglielmo da Saliceto, di Ubaldo Cassina, di P. Antonio Pietra, del P. Paolo Casati, del P. Giuseppe Falcone, di G.B. Carello e via via. Valga l’esempio a mostrare che in tesi generale qualunque articolo – e da chiunque ponga come fine alle sue investigazioni e ai suoi studi la verità – può esser presentato al nostro Bollettino, purchè abbia in sè un vero interesse e in un modo qualsiasi concerna la storia locale.

È quindi ovvio che, oltre alla storia propriamente detta, vi [7] troveranno posto e la letteratura e le altre scienze attinenti, come l’archeologia, la numismatica, l’araldica, la paleografica, la bibliografia, ecc.: tutto ciò insomma che possa in qualche modo recar luce a quel complesso di memorie che forma la storia vera e multiforme di una regione antica e progredita nella civiltà come la nostra.
Speciale interesse il nostro Bollettino volgerà poi alle cose d’arte del paese, illustrando degnamente i monumenti e gli artisti nostri migliori e validamente propugnando la conservazione di quel preziosissimo patrimonio artistico, che viene a buon dritto ritenuto come una delle nostre glorie più pure. Nel qual compito, dal campo teorico della speculazione avviandosi nel campo pratico della vita, potrà forsanco raggiungere – coll’attirare a Piacenza un maggior numero di visitatori – uno scopo economico, che varrebbe da solo a giustificare agli occhi delle persone meno colte l’impresa che ci siamo assunta.
Tale è la via, che il Bollettino Storico Piacentino percorrerà e in cui senza dubbio compierà opera lodevole, se ad esso saranno per l’avvenire conservati il favore e l’approvazione dei lettori e se nei collaboratori non verranno meno la fede e la volontà.

La Direzione [Stefano Fermi]

[Da «Bollettino Storico Piacentino», I, 1906, pp. 5-7]