Ai lettori

Con il 1990 il Bollettino compie il suo ottantacinquesimo anno, e comincia una nuova fase della sua vita.
Scomparso Vittorio Fermi, figlio del fondatore Stefano, la famiglia Fermi, non più in condizione di occuparsi della rivista, ne ha liberalmente ceduto la proprietà all’Associazione Amici del Bollettino Storico Piacentino, costituita appunto allo scopo di evitare che il Bollettino – non solo, ormai, monumento della nostra città, ma tra le più antiche riviste italiane di storia locale – fosse costretto a interrompere la pubblicazione. Ma la cessione non significa disinteresse, perché la famiglia Fermi non solo si è preoccupata che il Bollettino continuasse nello spirito del suo fondatore (di qui la riconferma della Direzione), ma ha voluto sostenere nei suoi primi passi l'Associazione – come prima la rivista – anche col proprio contributo finanziario. A testimonianza di gratitudine e insieme impegno di continuità, da quest’anno la copertina del Bollettino – ancora quella delle origini, nella sua veste sobria, anch’essa segno di questa continuità – porta il nome di Stefano Fermi.
Il Bollettino torna così, in certo modo, alla città da cui era nato: lo tennero infatti a battesimo trentadue «soci fondatori» variamente illustri nella Piacenza del 1906, al cui esempio dimessamente si ispira il pugno di amici che, accomunati dall’interesse per la cultura locale e dalla collaborazione alla rivista, hanno affrettatamente – perché il tempo stringeva – dato vita alla nuova Associazione. Un’Associazione che non vuol essere una confraternita, ma è aperta a tutti quelli che operino nell’ambito della storia locale, o abbiano per essa più che un’epidermica curiosità; e si spera che siano numerosi.

Ma se gli Amici del Bollettino intendono offrire – come oggi si dice – un servizio alla città, si attendono che la città li metta in con[3]dizione di svolgere questo servizio, ciò che significa, innanzitutto, sostegno economico; e per la verità, come per il passato, questo sostegno, e anche largo, non è venuto a mancare da parte delle nostre istituzioni, pubbliche e private, mentre si attende una più generosa risposta dei piacentini, che speriamo vogliano contribuire se non altro coll’abbonamento alle fortune di quella che è la loro rivista.
La sicurezza di entrate stabili è condizione necessaria innanzitutto perché l’Associazione possa continuare in una sempre più larga diffusione del Bollettino, perseguita anche attraverso il prezzo contenuto degli abbonamenti. Il Bollettino è già presente in tutte le scuole medie, inferiori e superiori, della città e del territorio, in quasi tutti i centri culturali e le biblioteche della provincia, nelle principali biblioteche del nostro Paese, nella maggior parte delle Università, nei capoluoghi di provincia dell’Italia settentrionale, nelle redazioni di ottanta periodici di storia locale...; ma l’Associazione intende portarlo in tutti gli Istituti universitari di storia, letteratura e storia dell’arte e in tutti i centri in cui la storia locale sia oggetto di studio e di ricerca, e non per ostentare la vitalità della cultura piacentina, bensì in vista di scambi e relazioni da cui ci si aspetta una ricaduta fruttuosa sulla cultura piacentina stessa.

L’Associazione vuole infatti continuare l’azione di promozione culturale da sempre svolta dal Bollettino come centro d’aggregazione di interessi e di persone, ma in modo più esplicito, con maggiore sistematicità e in sempre più stretta collaborazione con gli enti che operano istituzionalmente in questo campo. Di questa presenza del Bollettino, e ora dell’Associazione, il primo pubblico e lusinghiero riconoscimento è venuto dalla sua partecipazione al convegno nazionale su Melchiorre Gioia realizzato nell’aprile scorso dal Comune di Piacenza, ai cui atti la rivista ha dedicato l’intera annata ’90, di mole pressoché doppia del solito, con un notevole impegno finanziario e organizzativo, che è stato possibile affrontare grazie all’intervento della Cassa di Risparmio di Piacenza e Vigevano e all’apporto determinante del Comune stesso, che, oltre ad erogare un consistente contributo straordinario, ha messo a disposizione le strutture dell’Unità Operativa Cultura.
Un’operazione, questa del convegno e della tempestiva pubblicazione degli atti, che ci pare un esempio di corretta integrazione di competenze e risorse, con un vantaggio reciproco che è, alla fine, vantaggio della comunità piacentina. Ne va riconosciuto il merito precipuo all'Assessore alla Cultura che l’ha voluta e condotta in porto, Fabrizio Achilli, e si coglie qui l’occasione di ringraziarlo, come si ringrazia il Presidente della Cassa di Risparmio, Giancarlo Mazzocchi. Valgano questi ringraziamenti per tutti gli amministratori pubblici e [5] privati che in questi anni ci hanno consentito di fare del Bollettino quello che è oggi; ma nell’elenco degli attestati di riconoscenza al primo posto vanno iscritti tutti i funzionari con cui in questi anni abbiamo discusso della nostra rivista, che hanno determinato, interpretando con intelligente lungimiranza il ruolo delle istituzioni cui appartengono, il clima propizio alla crescita del Bollettino.

Dei futuri programmi dell’Associazione, e delle iniziative cui intende finalizzare i contributi che le verranno dati, non sta a noi parlare; rimandiamo per questo all’apposita rubrica inaugurata quest’anno sulla rivista. Dei programmi del Bollettino basterà qui dire che, dopo il significativo episodio degli atti gioiani, ritornerà al consueto ambito più propriamente locale, ma sempre proseguendo nell’aggiornamento dei temi e dei metodi; e, se ci saranno i mezzi, si spera di dare un po’ più spazio alle illustrazioni, oggi indispensabili, e all’altrettanto indispensabile colore.
Comunque sia, il Bollettino resterà una «Rassegna di storia, lettere e arte» attenta ad ogni aspetto e momento della storia della nostra città, come l’ha voluta il suo fondatore, che speriamo di ricordare nel ’92, a quarant’anni dalla sua scomparsa, con un numero che attraverso la sua corrispondenza – donata dalla famiglia all’Associazione e riordinata e inventariata grazie a contributi della Banca di Piacenza e, ci si augura, di altri enti – intende ricostruire un capitolo della vita culturale piacentina di cui il Bollettino è stato parte non piccola.

[Vittorio Anelli]

[Da «Bollettino Storico Piacentino», LXXXV, 1990, pp. 3-5]